L’assegno postdatato – Cosa è, come funziona?

Molti di voi spesso si saranno chiesti se gli assegni post datati sono legali oppure no.
Teoricamente non lo sono, perché equivalgono ad una cambiale e costituiscono
pertanto anche un’evasione dell’imposta di bollo che si paga su quest’ultima. In pratica,
però, se il beneficiario mette l’assegno all’incasso nella data stabilita, non succede
praticamente niente.

C’è chi decide di pagare una determinata somma con un assegno post-datato, in
quanto, magari, non ha disponibilità nel momento di emissione dell’assegno ma
prevede di averla nel momento dell’incasso. Equivale ad una cambiale, ma ammesso
che nessuno se ne accorgo non ci sono neanche più conseguenze penali. Al momento
non esiste una sanzione specifica per colore i quali emettono assegni post datati, ma
bisogna comunque tenere ben presente che il beneficiario potrebbe metterli all’incasso
anche prima della data indicata. In questo caso, purtroppo, la banca non solo non deve
pagare l’assegno ma ha anche l’obbligo di denunciare all’Ufficio del registro chi ha
emesso l’assegno per evasione dell’imposta di bollo ai sensi del DPR n.642/1972.
In realtà, però, è prevista solo una sanzione pecuniaria pari da venti a cinquanta volte
l’imposta non corrisposta, come stabilisce l’art.25 dello stesso DPR. La sanzione viene
applicata, sempre e solo se la banca decide di effettuare la denuncia. Fino a qualche
anno fa le sanzioni era ben più pesanti, multe fino a 5 milioni delle vecchie lire e
detenzione fino ad otto mesi.

Esiste una sanzione accessoria di interdizione all’emissione di assegni se la somma
supera i 2582.28 euro e l’interessato non paga al beneficiario entro 60 giorni.

Competente in tutti i casi delle sanzioni sopracitate è il prefetto che deve notificare
questa violazione all’interessato entro 90 giorni, altrimenti le sanzioni vanno
automaticamente in prescrizione. Entro 30 giorni, poi, dalla notifica di una violazione,
l’interessato deve presentare documenti scritti difensivi, una volta valutati i quali il
prefetto determina con ordinanza motivata la somma dovuta per la violazione precitata,
oppure il prefetto potrebbe anche accogliere le ragioni di chi ha emesso l’assegno,
vanificando gli effetti della sanzione.

Nel caso in cui si presenti un assegno scoperto, la banca scriverà al cliente inviandogli
un “preavviso di revoca” e avvertendolo che, se non paga entro 60 giorni verrà iscritto
alla CAI (ovvero la Centrale d’allarme interbancaria, presso la banca d’Italia). La CAI
serve ad escludere dal sistema dei pagamenti coloro i quali sono a rischio (sia soggetti
che titoli) in modo che nessuna banca o ufficio postale possa pagare assegni emessi o
rilasciargli nuovi libretti.

Ma se una persona, per un motivo o per un altro, decidesse di annullare un assegno
post datato già consegnato in mano a qualcuno?
Bene, in questo caso la cosa si complica abbastanza. Infatti essendo di per sé illegale
un assegno post datato è difficile farlo senza incorrere in sanzioni.

Si dovrebbe necessariamente fare una denuncia di smarrimento, distruzione ecc. E
consegnarla alla propria banca, che non pagherà quell’assegno quando qualcuno
tenterà di incassarlo. La cosa migliore in questi casi è parlare con una persona di
fiducia della propria banca (meglio se ancora il direttore o uno dei suoi rappresentanti) e
trovare una soluzione comune che eviti troppi problemi ad entrambi le parti.

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